La Trinidad, una delle barche della Flotilla per Gaza diretta verso Creta, è affondata nel Mediterraneo dopo ore di mare grosso. A bordo c’era Antonella Bundu, che ha raccontato come lo scafo abbia iniziato a spezzarsi prima che l’equipaggio e gli attivisti lasciassero la nave e chiedessero aiuto via radio a Open Arms.
Bundu ha scritto che la battagliola a manca è volata via, lasciando buchi importanti nella coperta, mentre l’acqua entrava da sotto e da sopra. In tutto, ha detto, i naufraghi erano 12. Una nave di Open Arms con i gommoni ha raggiunto il gruppo e lo ha portato sulla nave madre, dove le persone soccorse hanno ricevuto l’uniforme dell’organizzazione, fatto una doccia anche calda e lavato i vestiti prima di metterli ad asciugare.
Il salvataggio arriva mentre la spedizione era già sotto pressione. Bundu ha detto di far parte del gruppo intercettato dalla marina israeliana e ha scritto che “ieri era il primo giorno di tormenta”, la tempesta che ha travolto la Trinidad mentre navigava nel Mediterraneo. Una volta a bordo della nave madre di Open Arms, i naufraghi sono stati sistemati in cuccette con turni di quattro ore a testa, mentre altre persone soccorse salivano a bordo.
La sequenza lascia una realtà chiara: la Trinidad non ha retto la tempesta e la traversata si è trasformata in un’operazione di recupero in mare aperto. Bundu lo ha detto senza giri di parole: “La Trinidad è affondata”, e ora il gruppo attende un porto di sbarco.



